11 settembre, il grande imbroglio. L’ edificio 7 crollato per motivi ignoti.

Ad anni di distanza dal finto attentato alle torri gemelle di New York, c’è ancora da fare chiarezza.

La storia per come ce l’hanno raccontata non è sostenibile scientificamente ed un gruppo di ingegneri ed architetti, ha fatto di quel giorno un caso di studio. Le persone che fanno parte del gruppo di studio sono tutti esperti qualificati, in totale sono 2362 architetti ed ingegneri che chiedono la riapertura del caso in nome delle vittime di quel giorno, che sono state contemporaneamente uccise nella vita e nel loro essere americani.

Quel giorno infatti è morta la democrazia in tutto il mondo e il sogno americano è diventato un incubo che tutt’ora perdura.

La questione di oggi riguarda l’impossibilità della caduta verticale e così rapida del terzo grattacielo caduto a New York l’11 settembre 2001, si tratta del meno noto edificio 7, la pistola fumante del falso attentato.

La terza Torre è crollata su se stessa intorno alle 17 dell’ 11 settembre, senza essere stata colpita da nessun jet o comunque coinvolta nel crollo delle altre due Torri. Secondo David Chandler, docente di fisica che ha studiato a fondo il comportamento del WTC 7, tale spiegazione è del tutto inconsistente. “La terza legge di Newton – afferma il professor Chandler nel suo articolo Free Fall and Building 7 on 9/11 (Caduta libera e il palazzo 7 il 9/11) – spiega che quando gli oggetti interagiscono, essi esercitano sempre una forza uguale ed opposta l’uno verso l’altro. Di conseguenza, mentre un oggetto è in caduta libera, se esso esercita una qualunque forza durante il suo percorso, incontrerà degli oggetti che lo spingeranno indietro, rallentandone la caduta. Se dunque un oggetto è osservato essere in caduta libera, possiamo concludere che nulla su quel sentiero esercita una forza per farlo rallentare…”.

E continua: “La caduta libera non è compatibile con qualunque scenario naturale che abbia a che fare con la debolezza, la deformazione o la frantumazione delle strutture, in quanto in ognuno di questi scenari ci sarebbero grandi forze di interazione con le sottostanti strutture, che avrebbero fatto rallentare la caduta… Il crollo naturale risultante da caduta libera, semplicemente non è plausibile…”.

Il professor Chandler giunge dunque alla conclusione che la caduta libera del WTC 7 è la prova lampante della demolizione controllata. Il professor Chandler ha fatto notare che “il crollo non è avvenuto per il cedimento di una colonna, o di alcune colonne o di una sequenza di colonne. Tutte le 24 colonne interne e le 58 perimetrali sono state rimosse simultaneamente nell’arco di otto piani e in una frazione di secondo. In questo modo la metà superiore dell’edificio è rimasta intatta”.

Preconoscenza della distruzione del WTC 7

Circa un’ora dopo la distruzione delle Torri Gemelle, le autorità hanno cominciato a parlare del crollo del WTC 7 con un alto grado di sicurezza e di precisione. Le loro anticipazioni erano talmente certe che alcuni giornali hanno scritto del crollo del WTC 7 ancora prima che avvenisse. Di primo acchito verrebbe da dire che la previsione fosse basata sulla deduzione di quanto era accaduto alle Torri Gemelle. Tuttavia, quando i filmati video furono esaminati con calma, ci si accorse che la notizia era basata su una precisa conoscenza dei fatti. Dal momento che gli ingegneri si definivano sbalorditi per quanto era accaduto al WTC 7, come facevano le autorità a predire un evento che neanche gli ingegneri sapevano spiegarsi quattro anni e mezzo dopo?

Del resto, ci sono prove inconfutabili di esplosioni avvenute nell’edificio: durante una ripresa televisiva, la CNN ha registrato l’inconfondibile suono di un’esplosione proveniente dal WTC 7 e l’urlo di un operaio che avvertiva come il WTC 7 “stava esplodendo”, pochi secondi prima del crollo.

Nonostante tutto questo, il NIST si è rifiutato di prendere in considerazione qualunque prova.

Fonte: http://www.ae911truth.org/gallery/evidence.html
http://www.rinodistefano.com/it/articoli/11-settembre.php

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