Aldrovandi, la madre del 19enne ucciso da 4 poliziotti, ritira querele contro Giovanardi e i poliziotti Maccari e Forlani: “Io ci sto male, per loro è un mestiere” Con questo stato che non tutela i suoi cittadini è un continuo rincorrere i propri diritti, la vita diventa un Calvario !

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse30-04-2014 RomaPoliticaConferenza stampa in Senato di Luigi Manconi e Patrizia Moretti la mamma di Federico Aldrovandi il ragazzo ucciso nel 2005 durante un controllo della PoliziaNella foto Patrizia MorettiPhoto Fabio Cimaglia / LaPresse29-04-2014 Rome (Italy)PoliticPress conference in the Senate by Luigi Moretti and Patrizia Manconi the mother of Federico Aldrovandi the boy killed in 2005 during an audit of the PoliceIn the photo Patrizia Moretti

Aldrovandi, la madre ritira querele contro Giovanardi e i poliziotti Maccari e Forlani: “Io ci sto male, per loro è un mestiere”

Patrizia Moretti, affiancata dal marito Lino e dal senatore Luigi Manconi, ha annunciato che rimetterà le denunce nei confronti del senatore Ncd, del segretario del Coisp e dell’agente: “Una sentenza di condanna non potrebbe cambiare persone che costruiscono la loro carriera sull’aggressività e sul rancore”

“Ritiro le querele perché sono convinta che una sentenza di condanna non potrebbe cambiare persone che costruiscono la loro carriera sull’aggressività e sul rancore. Non ci potrà mai essere un dialogo costruttivo, perciò addio”. Patrizia Moretti, affiancata dal marito Lino Aldrovandi e dal senatore Luigi Manconi, annuncia che rimetterà le denunce nei confronti di Carlo Giovanardi, del segretario nazionale del Coisp Franco Maccari e dell’agente di polizia Paolo Forlani. E con esse verrà appesa alla parete dei ricordi anche la battaglia #vialadivisa, per la destituzione dei quattro agenti condannati in via definitiva per l’omicidio colposo di Federico. Una decisione che segue “l’orrore e gli errori, con la morte e dopo la morte di Federico – spiega la madre -. La mancanza di provvedimenti non guarda al futuro, non protegge i diritti e la vita: non tutela nemmeno l’onestà delle forze dell’ordine. Ho chiesto risposte alla giustizia e la giustizia ha riconosciuto che Federico non doveva morire così”.

Ma anche dopo la sentenza definitiva della Cassazione “alcuni hanno colto l’occasione per offendere me, Federico e la nostra famiglia”. È stato il caso di Forlani, che l’ha definita “faccia da culo, falsa e ipocrita”. È stato il caso di Maccari, che dopo il tristemente famoso sit-in del Coisp a Ferrara ha affermato che la foto del figlio morto sul lettino dell’obitorio era falsa. È stato il caso di Giovanardi, che a una trasmissione radiofonica ha sostenuto che la macchia rossa dietro la testa del ragazzo non era sangue ma un cuscino.

A distanza di due anni da quei fatti e dalle successive vie legali “ho maturato la decisione di dismettere questa richiesta alle procure e ai tribunali: non perché non mi ritenga offesa. Non dimenticherò mai le offese che mi ha rivolto Paolo Forlani dopo la sentenza della Cassazione: è stati lui, sconosciuto e violento, ad appropriarsi degli ultimi istanti di vita di mio figlio. Le sue offese pubbliche, arroganti e spavalde le ho vissute come lo sputo sprezzante sul corpo di mio figlio. E lo stesso sapore ha ogni applauso dedicato a quei quattro poliziotti. Applausi compiaciuti, applausi alla morte, applausi di morte. Per me non sono nulla di diverso”.

“Non sarà una sentenza a fare la differenza nel loro atteggiamento – conclude la Moretti -. Rifiuto di mantenere questo livello basato su loro bugie e provocazioni per ferirmi ancora e costringermi a rapportarmi con loro. Io ci sto male, per loro è un mestiere. Forlani e i suoi colleghi li lascio con le loro offese e i loro applausi, magari ad interrogare ogni tanto quella loro vecchia divisa, quando sarà messa in un cassetto dopo la pensione, sull’onore e la dignità che essa avrebbe preteso. A dieci anni dalla morte di Federico per il mio ruolo di madre, ma anche per le mie aspirazioni e per la mia attuale visione del mondo, penso che il dedicare anche solo alcuni minuti a persone che disprezzo sia un’imperdonabile perdita di tempo. Non voglio più doverli vedere né ascoltare o parlare di loro”.

Di questi dieci anni, dal quel 25 settembre 2005 quando Federico morì sull’asfalto di via Ippodromo a Ferrara, a Patrizia Moretti rimane “il mio impegno di cittadina per contribuire a rendere questo Paese un po’ più civile, e questo impegno mi vedrà come sempre a fianco dell’associazione degli amici di Federico per l’introduzione del reato di tortura e ogni altra forma di trasparenza e giustizia. C’è molta strada da fare: confronti, discussioni, leggi giuste. Bisogna affrontare il problema degli abusi in divisa perché esiste ed è grave”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano, di

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