Disastro Ambientale in Tunisia, proviene da una piattaforma offshore. Però nessuno ne parla !

QUALCUNO SI CHIEDERA’ PERCHE’ VOTARE “SI” AL PROSSIMO REFERENDUM DEL 17 APRILE?!
ECCO! QUESTO ENNESIMO DISASTRO AMBIENTALE ALLE PORTE DI CASA NOSTRA CI SUGGERISCE UN VALIDISSIMO MOTIVO!
 
NON E’ UN CASO!
E’ RISAPUTO INFATTI CHE 2 PIATTAFORME PETROLIFERE SU 3 DISPERDONO PETROLIO NEL MARE CIRCOSTANTE!
Recentemente ho sentito molti ripetere a pappagallo che il referendum si riferisca solo ai pozzi di Gas Metano, è assolutamente falso!
Cosa si chiede esattamente il Referendum? – Agli italiani verrà chiesto se vogliono abrogare una norma (il terzo periodo del comma 17 dell’articolo 6 del Codice dell’Ambiente) che consente alle società petrolifere di estrarre Gas e Petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane fino all’esaurimento del giacimento, senza limiti di tempo. In altre parole verrà chiesto se, quando scadranno le concessioni, si vuole che vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio.”
Chiunque dichiari che il referendum si riferisca solo ai giacimento di Gas Metano vuole indurci in errore sfruttando la nostra ignoranza.
Sarebbe opportuno sapere come avviene l’estrazione degli idrocarburi. Attualmente si utilizza la tecnica del Fracking e Shale Gas ovvero una tecnica che sbriciola e distrugge enormi quantità di terreno in cui è fessurizzato l’idrocarburo inducendolo a ricompattarsi in una sacca più grande. Molti ignorano però la pericolosità di queste tecniche, infatti possono causare terremoti e/o maremoti.
Inoltre questa tecnica può essere causa di fratture della crosta terrestre ed indurre la risalita dell’idrocarburo direttamente in mare contaminandolo. Come molti sapranno la dispersione nell’atmosfera di Gas Metano provoca l’aumento dell’effetto serra.

Colpite le isole Kerkennah, a 120 km a sud di Lampedusa

[22 marzo 2016]

PIATTAFORMA PETROLIFERA

Se diamo per scontato che è giusto sfruttare le risorse petrolifere in mare aperto per poter contare su una autonomia energetica, dovremmo anche comprendere che questo sfruttamento ci obbligherà a rinunciare definitivamente alle risorse ittiche e alle entrate derivanti dal turismo!

Perchè sia chiaro, quando avremo imbrattato di petrolio le nostre più belle spiagge, NULLA E NESSUNO ce le potrà più rendere COME PRIMA!

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Il 14 marzo una marea nera si è riversata sulle coste delle isole Kerkennah, in Tunisia, ma nonostante sia numerose pagine Facebook (come Kerkennah Islands) sia qualche giornale on-line abbiano pubblicato le foto del disastro (che in parte ri-pubblichiamo) la grande stampa tunisina ha praticamente ignorato l’evento, e altrettanto ha fatto quella italiana.

Eppure l’arcipelago delle Kerkenah è a soli 120 km a sud di Lampedusa, ed è noto a molti italiani sia per le sue magnifiche spiagge sia per la sua economia basata in gran parte ancora sulla pesca. Mentre scriviamo, come dice su Kerkennah Islands un cittadino tunisino, è stato fatto molto poco per «un problema ecologico molto grave che bisogna risolvere il più rapidamente possiibile».

Umberto Segni di IsolaMondo, che conosce molto bene le Kerkennah, spiega che «lo sversamento viene da una piattaforma a 7 km dalla costa. Gli organi di informazione ufficiale e le compagnie petrolifere minimizzano, ma il problema è serio e la gente dell’isola è arrabbiata e preoccupata». Sotto accusa è soprattutto la Petrofac, una compagnia britannica specializzata nella fornitura di servizi all’industria petrolifera, ma Segnini evidenzia che «la pesca è l’attività principale dell’arcipelago, da quando hanno iniziato a trivellare nel Golfo di Gabes sono iniziati i problemi perché l’inquinamento collegato alle attività estrattive ha fatto diminuire drasticamente il numero delle spugne e anche il pescato ha subito un calo. I kerkenni sono isolani pacifici e accoglienti e tengono tantissimo al loro mare e alla qualità dell’ambiente; già in passato sono state fatte battaglie contro le compagnie petrolifere e si sono opposti con successo alla costruzione di un aeroporto che avrebbe cambiato il loro stile di vita, senza farsi convincere da promesse di lavoro e ricchezza»

Su Kerkennah Islands, Alain Langar scrive sconsolato: «Non so da che parte devo cominciare. Da anni ho sollevato questi problemi. Una completa ignoranza e un’incompetenza dei responsabili nazionali e regionali: silenzi radio. Sfortunatamente i Paesi in via di sviluppo adorano le catastrofi! So bene di cosa parlo perché sono del mestiere e peso le mie parole. Non pensano che al profitto finanziario, ecco i risultati. Nessuna lezione dal passato, prima c’era stata la Npk a Sfax e oggi Bp! Non vi resta che bussare alle porte delle assicurazioni, ancora! Le industrie dei giacimenti petroliferi hanno delle norme, dei codici  e un minimo rispetto della natura. La sola e unica responsabile di questa catastrofe della marea nera è il responsabile della municipalità: perché ha dato l’autorizzazione all’esplorazione di questo giacimento sotto il treno dittatoriale del vecchio regime! Ora, deve rendere conto agli sfortunati Kerkéniens. Come si dice, il denaro fa marcire le persone. Nessun rispetto per la persona umana e per il suo ambiente. La natura non vi perdona. Sono molto triste per la negligenza dei responsabili che ci ha fatto arrivare a questa orribile catastrofe. Le nostre isole non meritano questo destino maledetto».

Fonte: www.GreenReport.it

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