Dislessia e Dsa, il conto salato della disinformazione

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In Italia il 5% dei bambini ha difficoltà nella lettura e nella scrittura ed è affetto da DSA, disturbo specifico dell’apprendimento

La dislessia è una difficoltà che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente nonostante un’istruzione idonea, un’intelligenza adeguata, un’integrità neuro-sensoriale ed un ambiente socio culturale favorevole. Non è da considerarsi una malattia perché non può essere curata ma può essere migliorata attraverso strategie adeguate. Il bambino dislessico può leggere e scrivere, ma riesce a farlo solo impegnando al massimo le sue capacità e le sue energie, poiché non può farlo in maniera automatica. Per questo si stanca rapidamente, commette errori, rimane indietro, non impara attraverso la pagina scritta.
Il fenomeno della dislessia riguarda, in Italia, circa il 5% dei bambini e delle bambine senza patologie preesistenti, ma nella scuola accade purtroppo che il loro disagio psicologico, le loro reazioni e strategie di nasconderlo sono interpretate talvolta come scarso impegno, pigrizia, svogliatezza.
Anche a casa, purtroppo, i genitori non comprendono la difficoltà del piccolo e spesso si sfocia in rimproveri e umiliazioni che oltre ad essere controproducenti sono soprattutto lesivi della sua autostima e possono manifestarsi con ansia e mal di testa frequenti.

Nella storia esistono tanti dislessici famosi, in ogni ambito, dalla scienza alla politica passando per l’arte. Einstein, Mozart, J.F.Kennedy, Walt Disney, Andy Warhol sono solo alcune celebri “menti” portatrici di questo disturbo. “La dislessia è propria di soggetti che hanno un’intelligenza che rientra nella media, a volte è superiore. Einstein non aveva memoria a breve termine e imparò a leggere addirittura a nove anni” ha dichiarato Cristina Romano, insegnante e autrice del libro “Come l’ortica”, proprio incentrato sulla dislessia.

La dislessia fa parte di un più ampio disturbo specifico, ovvero il DSA, disturbo specifico dell’apprendimento.

Dislessia: difficoltà nella lettura
Dislessia: difficoltà nella lettura

In questo rientrano anche:

la discalculia

Disturbo specifico dell’abilità di numero e di calcolo che si manifesta con una difficoltà nel comprendere e operare con i numeri

Discalculia: difficoltà di calcolo
Discalculia: difficoltà di calcolo
la disortografia

Disturbo specifico della scrittura che si manifesta con difficoltà nella competenza ortografica e nella competenza fonografica

Disortografia: difficoltà di redigere testi scritti
Disortografia: difficoltà di redigere testi scritti
la disgrafia

Disturbo specifico della grafia che si manifesta con una difficoltà nell’abilità motoria della scrittura

Disgrafia: difficoltà nella pratica della scrittura
Disgrafia: difficoltà nella pratica della scrittura

Sono tutti disturbi che, come detto, non intaccano l’intelligenza del soggetto, che anzi, il più delle volte è superiore alla media, ma è limitata alle difficoltà prettamente scolastiche.
Tuttavia, purtroppo i bambini con tale disturbo si trovano spesso ad essere considerati “limitati” nella società odierna che va sempre più veloce. A tal proposito la logopedista Antonella Ciarabellini rivela: “A monte c’è un altro problema. Nella società della perfezione non è facile accettare i dislessici. Non a caso a volte tale disturbo è confuso con la pigrizia e la svogliatezza. In primis genitori e insegnanti dovrebbero comprendere la difficoltà di questi piccoli e rendersi conto che anche le 5 ore a scuola di un bimbo normale diventano 10 per un dislessico. E poi la velocità: una società sempre di fretta non fa bene a nessun bambino. Le mamme dovrebbero rallentare, altrimenti anche chi non soffre di alcun disturbo potrebbe essere assalito da un ansia di prestazione che non aiuta la crescita”.

La cosa più preoccupante, tuttavia, è proprio l’ambiente in cui i bambini trascorrono la maggior parte della loro giornata: la scuola. Nelle scuole, a volte, si incontra tanta disinformazione, insegnanti che non conoscono e riconoscono il problema, compagni di classe ingenuamente insensibili che li prendono in giro facendo vivere al bambino questa sua condizione in maniera faticosa e penalizzante.
È una situazione purtroppo diffusa e questo contribuisce a far sì che le difficoltà del bambino con DSA diventino quasi insormontabili, facendolo sentire inadeguato, ansioso e incapace.
In Italia, esiste anche una legge, la n. 170 dell’8 ottobre 2010 che riconosce per questi soggetti un piano didattico personalizzato e l’utilizzo di strumenti compensativi che hanno l’obiettivo di facilitare la vita scolastica dei piccoli. Tuttavia, troppo spesso, per mancanza di fondi o altri motivi la legge non viene posta in esecuzione e si ignora il disturbo, che se riscontrato precocemente può migliorare, anche se non guarire del tutto, perchè man mano che la classe frequentata cresce (prima, seconda, Terza elementare), con essa crescono i problemi.

E di tutto questo a pagarne le spese sono sempre loro: i bambini.

 

Fonte: Il Giornale digitale

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