Il popolo si è svegliato e rifiuta di essere parte di un sistema marcio.

1200 catalani si autogestiscono con moneta, educazione e sanità propria. Oltre 1200 catalani hanno scelto di aderire al CAPS a Barcellona dove chiunque può ricevere un servizio, del cibo, dei medicinali e visite mediche senza usare il denaro ma offrendo ore di lavoro o pagando con ECOS, la moneta alternativa.

Hanno una moneta propria. Hanno un sistema sanitario, una rete educativa e delle officine autogestite. In Catalogna, ci sono già 1.200 cittadini che hanno scelto questo modo di vita e l’attuazione di queste comunità si sta diffondendo.

Tutto ha avuto inizio qualche anno fa nel carrer de Sardenya di Barcellona, vicino la Sagrada Familia. In un edificio di tre piani, con una tettoia e con un nuovo giardino urbano, si sono coordinati e si sono svolti varie attività come doposcuola, corsi, laboratori e alloggi. Poi è arrivato il centro medico: tre mesi di lavoro, dieci sale attrezzate, un’equipe di quindici persone tra infermieri, medici, psicologi, terapeuti, biomedici, specialisti in agopuntura.

Ma “se qualcuno arriva con il braccio rotto, andiamo al pronto soccorso”, precisano dal centro. Non si considerano alternativi alla sanità pubblica, ma sostengono una rivoluzione globale che porti ad un altro sistema, visto che quello attuale lo considerano già “fallito”.

Si paga con le ore di lavoro, magari in segreteria o nell’asilo nido che accoglie i bambini del quartiere tra gli 0 e i 3 anni, oppure con la moneta locale: l’ecos.

Si tratta di una “moneta libera“, che non è stampata e che serve per qualsiasi commercio che si vuole fare all’interno della rete o anche a coloro che forniscono servizi esterni alla rete, come per esempio da un’oculista, dentista o dagli agricoltori che hanno aderito a questo movimento a misura d’uomo.

Un membro attivo della Cooperativa spiega che si può vivere con circa 150 ecos-base al mese. Col termine “base” si definiscono i prodotti che si vogliono condividere quel mese. Con questo contributo, si paga il cibo e si da un contributo volontario al sistema sanitario pubblico autogestito.

“Tutto è diventato difficile, bisogna cercare alternative, e questo progetto pilota ne è un esempio. Dobbiamo riflettere sulle nostre critiche: ci lamentiamo della crisi, dei tagli del governo, quando dovremmo costruire un nuovo modello di sanità”, spiega Xavier Borrás, uno dei primi soci fondatori. E continua concludendo: “Non cerchiamo di andare contro il sistema, ma di andare fuori dal sistema, ora è il momento di agire“.

FONTE: http://www.dionidream.com/almeno-1200-catalani-si-autogestiscono-con-moneta-educazione-e-sanita-propria

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