SENTENZA STORICA DI STRASBURGO, CENSURATA DAI MEDIA: LEGGETE E FATE GIRARE

Può lo Stato italiano privare un bambino dell’affetto dei propri genitori solo perché ci siano delle difficoltà all’interno della famiglia? E, soprattutto, senza che nessuno si sia fatto avanti per dare un sostegno concreto?

La risposta è no e non proviene dal senso comune di umanità ma dalla Corte Europea per i Diritti dell’uomo che, con una sentenza emessa il 13 ottobre scorso, ha attestato la violazione da parte dello Stato italiano dell’articolo 8 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali, in materia di tutela della Vita Privata e Familiare.

L’articolo in questione, infatti, afferma che “ogni persona ha diritto al rispetto della vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza” e “non può esservi ingerenza di un’autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del Paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione di reati, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui”.

Ciò è avvenuto grazie al ricorso presentato e vinto dall’avvocato Francesco Morcavallo, ex Giudice Minorile, in merito alla decisione di rendere adottabili tre bambini tolti dalla madre per via di difficoltà familiari e per una fase di depressione personale, nonostante non sia mai avvenuto alcun effettivo maltrattamento.

La Corte, in pratica, ha affermato il principio che, prima di dichiarare adottabile un bambino, è necessario che siano effettuati tutti i tentativi per evitare il suo allontanamento dai genitori naturali.

L’Italia, pertanto, è stata sia condannata a una sanzione pecuniaria sia ad adeguarsi a quanto stabilito dalla Corte Europea (la sentenza, infatti, non annulla automaticamente gli effetti della decisione di adottabilità).

Si tratta, quindi, di una sentenza di portata storica con la speranza che finalmente, prima di allontanare un bambino dai propri genitori, chi di competenza utilizzi tutti gli strumenti necessari per evitarlo.

Vi ricordate il caso di Leonardo un bambino di dieci anni, al centro di una causa di affidamento, e’ stato prelevato con la forza da scuola per essere collocato in una casa famiglia. Tre persone si sono presentate in classe intimando ai compagni di classe del piccolo Leonardo di uscire dall’aula. Una volta rimasto solo, Leonardo e’ stato prelevato con la forza, nonostante si tenesse disperatamente avvinghiato al suo banco, piangendo.

Poi e’ stato trascinato per la strada, urlante da una serie di persone tra cui il padre, gli assistenti sociali, e alcuni poliziotti guidati da un consulente tecnico d’ufficio che aveva diagnosticato in lui una malattia rifiutata dalla comunita’ scientifica internazionale, la PAS (Sindrome da Alienazione Parentale).
La famiglia del piccolo Leonardo, assistita l’avvocato Andrea Coffari, presidente del Movimento per l’Infanzia sporgera’ denuncia per le modalita’ disumane usate con il bambino, il quale chiedeva disperatamente aiuto senza che l’azione violenta si interrompesse. Domani mattina alle 8.30 i genitori dei compagni di classe di Leonardo manifesteranno davanti alla scuola elementare Cornaro di Cittadella (Padova).

Nelle cause di separazione i casi di prelevamento dei minori contesi con l’uso della forza sono molto piu’ diffusi di quello che si pensa. Ha fatto scalpore qualche giorno fa il video delle quattro sorelle prelevate in Australia e trasferite in Italia dal padre che ne aveva ottenuto l’affidamento, eppure anche in Italia con i bambini l’uso della forza viene spesso preferito all’ascolto delle loro problematiche o ansie.

Il piccolo Leonardo viveva con la mamma e vedeva il padre in incontri protetti. Rifiutava di vederlo da solo, presso la sua abitazione o altrove, in quanto nelle precedenti frequentazioni riferisva di aver subito maltrattamenti psicologici di vario tipo.Tutto cio’ e’ andato avanti finche’ un consulente tecnico d’Ufficio non ha diagnosticato in lui una pseudo patologia, la PAS, che proprio alla fine di settembre 2012 l ‘Apa (American psychiatric association), ovvero l’associazione americana i cui membri sono specializzati in diagnosi, trattamento, prevenzione e ricerca di malattie mentali, ha escluso dal DSM-5 (ovvero l’edizione aggiornata dal manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali).

Nonostante questo, si continua a ritenere “malati” i minori che hanno problemi di relazione con il padre (piu’ raramente con la madre), e invece di approfondire le cause del disagio e risolverle, si preferisce renderli “orfani” di entrambi i genitori collocandoli in case famiglia e sottraendo loro tutte le sicurezze acquisite: la mamma , i nonni, la scuola, i compagni, lo sport. Sul tema della sottrazione dei minori alla famiglia, e sulle diagnosi di PAS sono state presentate anche numerose interrogazioni parlamentari.

FONTE:

http://lastella.altervista.org/strasburgo-condanna-litalia-con-una-sentenza-storica-censurata-dai-media

http://www.lavocedeltrentino.it/index.php/italia-estero/23194-strasburgo-condanna-l-italia-con-una-sentenza-storica

https://mammadolce.wordpress.com/category/bambini

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